
Le opere di Ernesto Maria Ruffini costituiscono
una “rivelazione magica”, l’istinto non animalesco che il
cervello elabora nel cogliere forme di una vita interiore
con sobrietà.
In principio nasce l’idea e pian piano si trasforma in opera
d’arte, al di la del mondo fisico e naturale diventa “viva”
e tangibile, capace di suscitare emozioni non accessibili
ai sensi.
Il legno, come materia “viva” e senza tempo, fa si che la
manualità sia armonizzata con le percezioni, in conformità
a venature irripetibili che a loro volta generano giochi
di chiaro-scuro e diventano esclusivi, rendendo un’opera
ancora più seducente, come unico punto di contatto con l’allusione
ad una realtà diversa. L’insostituibile lavoro manuale,
capace di vedere la realizzazione dell’opera ancor prima
di iniziare, fa si che le cellule vitali disseminate lungo
tutto il tessuto del tronco, continuino anche nelle opere
realizzate. La rigidità ed elasticità dell’opera dipende
maggiormente dalla qualità delle fibre.
Guardando i retablois di E.m.r. notiamo che la forza
espressiva va oltre alla bellezza genuina, l’istinto è elaborato,
cosicché gli oggetti, usati fuori dal loro solito contesto,
sembrano svelare un nuovo significato dell’agire umano,
con singolarità sorprendente, forza attiva costruita
nel tempo.
D’altra parte E.M.R. da vita alle sue opere partendo
da un materiale grezzo e, con manualità ed idee, riesce
a modellare il legno a suo piacimento, partendo da un pensiero
logico e deduttivo, arriva a coglierne l’essenza, fornendo
principi validi per l’intuizione finale: “il pensiero di
pensiero”, nel tentativo di trovare la struttura oggettiva
propria dell’atto puro, dove la realtà e l’immaginario sono
nascosti dietro l’apparenza. È indubitabile che la sua ricerca
esplicita ed implicita vada sempre oltre, avendo la coscienza
di accogliere soggetto e oggetto separati nel fenomeno dei
sensi.
Tiziana Todi
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