Donatello - Gli uomini del Rinascimento

di Tiziana Todi


Tutti ci domandiamo perché Donatello fa parte delle tartarughe Ninja, è convinzione di molti, e anche la mia, che senza lui Michelangelo, Leonardo, Raffaello non sarebbero stati gli stessi.

Viene considerato uno dei padri del Rinascimento fiorentino insieme a Masaccio e Brunelleschi. Probabilmente non ci sarebbe stato il primo Rinascimento come lo conosciamo, arricchito dalla sua arte scultoria capace di superare il tardo gotico e la scultura classica, innovando il modo di ritrarre il soggetto e la sua espressione umana.



Donato di Niccolò di Betto Bardi nasce a Firenze nel 1386 in una famiglia modesta, il padre fa il cardatore di lana, e forse come tutti i giovani fiorentini del tempo che amano l’arte inizia la sua carriera come orafo, per essere poi ricordato per capolavori che lo vedono pittore, scultore ed architetto.


Nel 1402 arriva a Roma insieme a Brunelleschi, di 10 anni più grande, per studiare i capolavori dell’arte romana classica e in cerca di tesori antichi, frutto di scavi. Tanto che vengono soprannominati cercatori di tesori.

Nel 1404 torna a Firenze per collaborare con Ghiberti per la realizzazione dei modelli in cera per la porta nord del Battistero e continua nel suo percorso in cui affina sempre di più la sua caratteristica primaria, riuscendo ad esprimere con le sue opere una umanità e un realismo fino ad allora ignoti, perché ricchi di vitalità ed energia dovute all’introspezione psicologica che crea immediatamente empatia con lo spettatore. Riesce attraverso la tecnica dello stiacciato, basata su variazioni millimetriche di spessori, ad ottenere una particolare illusione di profondità e tridimensionalità.


Tra il 1425 e il 1438 Michelozzo, di dieci anni più giovane, collabora con lui e si occupa di far quadrare i conti; leggenda vuole che in periodi floridi Donatello mettesse a disposizione un cesto pieno di denaro, permettendo agli allievi e discepoli di usufruirne. Insieme lavorarono a numerose opere fra le quali la più importante è il pulpito del Duomo di Prato.

L’opera considerata il primo capolavoro del Rinascimento è la cantoria per la Cattedrale di Santa Maria del Fiore di Firenze, dove troviamo un effetto dinamico che nasce dal contrasto fra il movimento morbido dei putti danzanti e le precise geometrie, in una composizione che rende così l’opera innovativa.

L’eroe biblico, simbolo di virtù civile e della ragione che vince la forza bruta di Mercurio dio del commercio viene presumibilmente rappresentato dal David di bronzo del Bargello, che stupisce per il primo nudo a figura intera come ai tempi dell’antica Roma, probabilmente commissionata da Cosimo de’ Medici.

A Firenze molte sono le opere di Donatello, tra cui quelle scultoree per Orsanmichele, ma anche Siena possiede suoi capolavori.


Dal 1443 al 1453 si ferma a Padova, dove, ispirato dal Marco Aurelio di Roma, realizza il monumento equestre per il condottiero Erasmo da Narni detto Gattamelata. Il cavallo che poggia lo zoccolo su una sfera, che esprime il dominio della terra, e il bastone del comando impugnato dal condottiero, sono dettagli simbolici che saranno presenti anche in altri monumenti equestri.

La Maddalena penitente è un’opera lignea dei suoi ultimi anni in cui Donatello rappresenta al meglio la carica umana e riesce a rappresentare in maniera intensa la sofferenza che plasma le forme.


Muore nel 1466 a Firenze e viene sepolto nella Basilica di San Lorenzo, vicino a Cosimo de’ Medici, suo grande amico ed estimatore.



Post correlati

Mostra tutti