Gli Uomini del Rinascimento - Ultima Cena

L’opera per il refettorio di Santa Maria delle Grazie viene commissionata a Leonardo non dai frati domenicani, ma da Ludovico il Moro che aveva eletto la chiesa domenicana come sede delle celebrazioni delle messe per gli Sforza. Finiti i lavori del Bramante il condottiero decise di far decorare gli ambienti iniziando dal refettorio.

L’opera viene realizzata con una tecnica che può essere definita mista a secco, con la tempera all’uovo, olii e pigmenti, non si tratta, infatti, di un affresco vero e proprio.Pare che questa tecnica fosse più congeniale a Leonardo, per avere la possibilità di intervenire più volte sul dipinto, permettendo di rappresentare molti particolari. Vari sono i passaggi prima del dipinto definitivo, una pasta proteica composta da carbonato di calcio e magnesio con colla animale, ancora il bianco di piombo per illuminare le figure, la sinopia per la disposizione dei personaggi. L’opera cominciò purtroppo assai presto a subire, a causa dell’umidità e della tecnica utilizzata, danni evidenti ed è stata sottoposta nel corso dei secoli a molti interventi di pittori restauratori, che hanno cambiato l’aspetto di alcune figure, ma sicuramente la poetica e la prospettiva sono rimaste inalterate nel tempo.





«Soleva [...] andar la mattina a buon'ora a montar sul ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l'imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì che non v'avrebbe messa mano e tuttavia dimorava talora una o due ore del giorno e solamente contemplava, considerava ed essaminando tra sé, le sue figure giudicava. L'ho anco veduto secondo che il capriccio o ghiribizzo lo toccava, partirsi da mezzo giorno, quando il sole è in lione, da Corte vecchia ove quel stupendo cavallo di terra componeva, e venirsene dritto a le Grazie ed asceso sul ponte pigliar il pennello ed una o due pennellate dar ad una di quelle figure, e di solito partirsi e andar altrove.»

(Matteo Bandello, Novella LVIII)

Senza dubbio Leonardo si confrontò con il priore Vincenzo Bandello riguardo l’idea filosofica e teologica dell’ordine dei domenicani, “il libero arbitrio dell’umanità” dove peccare è una scelta personale.

La scena è ambientata all’interno di uno spazio chiuso, con tre finestre create in fondo all’immagine, arazzi alle pareti laterali e pietanze nei piatti sul tavolo, curate nei minimi particolari. La tavola occupa tutta la porzione orizzontale, Cristo e gli apostoli sono seduti dietro di essa. Gesù è al centro, con il volto reclinato, gli occhi semi aperti le labbra appena scostate.

Le braccia poggiate al tavolo danno equilibrio a tutta la scena. L’atmosfera coinvolgente è determinata dall’espressione degli apostoli, uno degli elementi innovativi della pittura di Leonardo. Gli apostoli, disposti in gruppi di tre disegnano un movimento

ondulatorio che ricorda gli studi acquatici dell’artista. L’opera infatti, con costruzione prospettica centrale (il segno del chiodo per la realizzazione del punto di fuga delle rette prospettiche è stato rinvenuto sulla fronte di Gesù), è arricchita dai movimenti composti dalle risposte emotive dei vari personaggi.

La scena è ripresa dal Vangelo di Giovanni (13: 21) nel momento successivo all’annuncio del tradimento: il Maestro si concentra a rappresentare la sorpresa degli apostoli alla notizia attraverso i moti dell’animo. Tutto questo lo realizza attraverso la postura, il gesto e l’espressione del viso. Giovanni ha una fisiognomica femminea tipica dei giovani modelli a cui si rifaceva, non come solitamente rappresentato appoggiato sul grembo di Gesù, ma intento ad ascoltare Pietro, il quale impugna un coltello, segno premonitore del taglio dell’orecchio di Malco*. Giuda che tradizionalmente era rappresentato isolato dal resto dei commensali, qui è insieme ai compagni, con la borsa della cassa davanti, mentre aspetta il Cristo che gli porge il boccone di pane bagnato dal vino. Viene istituita l’Eucarestia, ma il tema eucaristico, seppur dominante e centrale in tutte le opere di questo tipo, viene accostato al tema del tradimento e della lealtà.


Tutto questo fa sì che il cenacolo vinciano sia una delle opere più note e affascinanti di tutto il Rinascimento, forse l’opera più pensata da Leonardo.


La simbologia dell' Ultima Cena

di Renata Solimini


Il Cenacolo è un dipinto complesso, psicologico che racchiude in sé la reazione che ognuno ha di fronte alla parola di Gesù Cristo. Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi apostoli. Lo sconvolgimento riguarda tutti gli apostoli con studi di fisiognomica dei personaggi e una grande varietà espressiva. In primo piano il grande tavolo con la figura isolata di Cristo, al centro della scena, con tre finestre sullo sfondo che donano profondità alla composizione.


In Cristo, con l'annuncio, avviene un'implosione e l'essenza terrena viene sostituita da quella divina, il corpo assume la forma geometrica del triangolo che simboleggia la Trinità. La mano sinistra ha il palmo rivolto in alto verso il cielo in segno di resa all'ineluttabile destino mentre la destra si contrae, come se non volesse abbandonare il residuo di umanità che lo trattiene assieme ai discepoli. Nei discepoli la reazione all'annuncio è di tutt'altra natura, molto più umana e terrena. Nell'opera ogni personaggio vive di relazioni e non può essere visto isolato dal suo gruppo. Cristo è solo e sicuro del suo destino.


Giuda stringe con la mano sinistra la borsa con i soldi e la destra è aperta nell'atto di prendere il piatto che ha davanti a sé come oggetto da usare per difendersi o da lanciare per coprirsi la fuga, indietreggia con aria colpevole e nell'agitazione rovescia la saliera.

Simbolo alchemico e massone d’iniziazione, saggezza e conoscenza, il sale nel Vecchio Testamento è una delle offerte a Dio prescritte dalla Legge. Il sale è uno strumento di pulizia morale in molte culture e religioni. Il Fiore di Sale – ovvero il primo sale che affiora dopo l’evaporazione dell’acqua, visto al microscopio il suo granello risulta di forma perfetta di triangolo isoscele e piramidale, quasi a sottolinearne la sua perfezone e la sua vicinanza al simbolo della divina proporzione. Il sale per la sua incorruttibilità è il simbolo dell’eternità del patto che lega Israele a Dio. Nel Vecchio Testamento il sale è un mezzo simbolico che garantisce il legame tra Dio e il Suo popolo: “Dalla tua offerta non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio” (Levitico 2,13 e altri).


In quest’opera hanno tentato di trovare una gamma infinita di significati celati dietro le geometrie compositive e le figure dei personaggi: i personaggi sono riuniti in 4 gruppi di 3, 3x4=12 come i mesi dell'anno, 4 come 4 sono gli elementi terra, aria, acqua, fuoco, i cassettoni sul soffitto sono 36=12x3, le aperture sul fondo sono 3, la tavola è divisa in 3 parti, centro, destra e sinistra e l'apertura centrale è una porta e le aperture laterali sono finestre, a sottolineare la gerarchia dei gruppi, 3 come numero perfetto, Cristo stesso assume la forma geometrica di triangolo equilatero, gli arazzi alle spalle sono 4 per lato, il valore pitagorico del numero 4……e molte altre ne sono state dette.


In realtà, Leonardo in quest'opera non racconta semplicemente una storia, mette in atto una situazione psicologica complessa e la rappresenta. Il lavoro non è costruito per parti, è un tutt'uno e come tale va percepito: una serie di relazioni legate tra loro, che scatenano azioni e reazioni in cui Cristo è "il motore immobile" da cui tutto prende vita, in un tumultuoso rincorrersi di moti, gesti e i più variegati sentimenti espressi, quasi a indicare i moti dello spirito dell'intera umanità, in un'opera che per la sua complessità ed il suo equilibrio si eleva a specchio dei sentimenti universali e per questo a patrimonio comune di tutti gli uomini in uno spazio senza tempo.

*Malco è un servo del sommo sacerdote Caifa, che accompagna Giuda Iscariota insieme ad altri uomini quando vanno ad arrestare Gesù nel giardino del Getsemani.




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